Il turismo, soprattutto a partire dal post covid, è stato presentato in maniera pressante come il grande motore di rilancio economico per il paese, il vero e unico “petrolio d’Italia”.
Se la politica promotrice di uno sviluppo in tale direzione intende indicarlo come ricchezza e possibilità per il paese, lə cittadinə ne scoprono, sopra la propria pelle, le reali ricadute, ambientali e sociali: aumento degli alloggi destinati dai proprietari agli affitti brevi con conseguente impennata dei prezzi delle case ed espulsione degli abitanti locali; peggioramenti dal punto di vista ambientale a causa dell’inquinamento dovuto agli spostamenti, all’aumento dei consumi di risorse e capacità di carico al limite; omologazione e cancellazione delle identità locali, inizialmente utilizzate come attrattive. Un settore che basa la propria capacità di accumulazione su lavoro povero, precario e invisibilizzato in alberghi e ristoranti così come nei siti monumentali e nelle “cooperative” e imprese della cultura. Una vera e propria industria estrattiva che sacrifica storia, cultura, tradizioni, progettualità locali e natura in nome del profitto. Anche Pisa, negli ultimi anni, subisce gli effetti di decisioni politiche volte alla promozione turistica a discapito della cittadinanza: la città si svende e si trasforma a misura di turista sotto l’egida di un’amministrazione che, pur essendoci la possibilità di regolare gli affitti turistici, data da una recente legge regionale, la disattende e si schiera in difesa della proprietà privata e della rendita, anche quando lascia in strada gli affittuari, famiglie che non possono rispondere ad un aumento del canone o a cui non viene rinnovato il contratto al sopraggiungere della finita locazione. La nostra città, i dati relativi ai primi 5 mesi del 2025 lo confermano, è sempre più un’attrattiva turistica stabilendo un aumento significativo di pernottamenti (+4,7%) e arrivi (+6,6%): oltre 22mila turisti e 33mila pernottamenti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per arrivare ad un totale di 361mila arrivi e 737 mila presenze nel solo periodo gennaio-maggio e 2,1 milioni di turisti nel corso dell’intero 2024.
Sempre nel corso dell’ultimo anno trascorso gli alloggi destinati agli affitti brevi sono passati da 931 a 1340, e le abitazioni trasformate in b&b da 1377 a 1827. Tutto questo mentre l’emergenza abitativa persiste nel nostro comune: aumento delle richieste di sfratto e sfratti esecutivi; albergazione di famiglie con minori, anche per anni, con soldi pubblici elargiti a favore di albergatori e affittacamere sempre più lontani dal centro; tempi di attesa infiniti per lo scorrere delle graduatorie per gli alloggi ERP, che restano vuoti. I canoni di locazione sono arrivati a livelli tali in alcuni quartieri da segnare l’espulsione della classe lavoratrice dal centro.
Quella stessa classe lavoratrice che la città vetrina da esibire ai visitatori di ogni provenienza la producono e riproducono, ricevendo in cambio, come nell’ambito alberghiero e della ristorazione, salari tra i più bassi d’Europa. Il lavoro in ambito turistico e culturale, connubio ormai difficilmente scindibile, è precario, con condizioni di flessibilità estreme, con contratti part-time involontari, spesso con inquadramenti non idonei e nessun riconoscimento delle competenze, con ridotte opportunità di crescita lavorativa, lavoro nero e informale. E’ svolto, per lo più da donne (53% in media), giovani (il 60% ha meno di 40 anni) e persone con background migratorio (25%). Un lavoro a cui non viene riconosciuto alcun valore e che viene, quindi, remunerato con salari da fame a fronte di una spesa turistica straniera che nel 2024 ha raggiunto 20,9 miliardi di euro, con un incremento del 37,9% rispetto al 2022 e un surplus nella bilancia dei pagamenti turistici di 21,2 miliardi di euro, pari all’1% del PIL.
Multi Sindacato Sociale si organizza sui luoghi di lavoro attraverso il Ramo Cultura Ospitalità e Socialità per riconquistare una vita dignitosa, lottando per recuperare quella ricchezza che le imprese del Turismo accumulano e sottraggono alle persone e al territorio e ottenere il riconoscimento dell* lavorator* che portano avanti questo settore; con il Ramo Casa in difesa del diritto all’abitare contro rendita e grandi proprietari, con l’intento di ricomporre un discorso sulle ricadute della turistificazione ancora troppo frammentato, convintə che battersi per salari migliori e valorizzazione del nostro lavoro sia imprescindibile dalla lotta per la casa e per territori e città alla portata di chi li abita e attraversa.
Vogliamo confrontarci e discuterne a partire dalle analisi di Sarah Gainsforth, ricercatrice indipendente che si occupa di tematiche relative a turismo, gentrificazione e trasformazioni urbane, casa e politiche abitative, autrice di libri che aprono riflessioni e necessità di confronto sulla questione, come “Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale”, “Oltre il turismo. Esiste un turismo sostenibile?”, “Abitare stanca. La casa: un racconto politico” e “L’Italia senza casa. Politiche abitative per non morire di rendita”.
In dialogo con lei, vogliamo provare a tracciare le linee necessarie ad interpretare, riconoscere e capire in che modo la turistificazione mercifica ogni bene, materiale o immateriale, che possa essere venduto a uso e consumo del turista e come questo fenomeno stia trasformando anche Pisa. Con la discussione vogliamo parlare di quali strumenti possiamo immaginare e costruire con MULTI per opporci ad un sistema che si fonda sullo sfruttamento di persone e territori e riuscire a contrastare questo “gigante dai piedi di argilla”, per riconquistare il nostro diritto a un lavoro dignitoso e alla città.
