Michael e Desirèe hanno una casa, ma la lotta contro gli sfratti e i proprietari sfruttatori continua

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molte persone a difesa dello sfratto di michael
molte persone a difesa dello sfratto di michael

Dopo più di un anno di resistenza psicologica agli accessi dell’ufficiale giudiziario, per un totale di nove tentativi di sfratto e una lunga battaglia fatta di pressioni alle istituzioni e darsi forza nei momenti di difficoltà, Michael e Desirèe hanno finalmente ottenuto una soluzione abitativa. Un risultato importante, costruito attraverso la mobilitazione, la solidarietà e la determinazione di chi in prima persona ha rifiutato di accettare come inevitabile la sconfitta e il baratro abitativo.

Una casa insalubre.

Tutto nasce da un contratto di locazione stipulato nel 2021 per un appartamento appena ristrutturato a Vecchiano. Dopo pochi mesi dall’ingresso nell’immobile iniziano a manifestarsi gravi problemi di umidità e muffa, fin da subito segnalati alla proprietà. Per anni gli inquilini hanno chiesto interventi risolutivi, ottenendo invece lavori che si sono rivelati inutili e l’attribuzione delle responsabilità alla loro presunta “cattiva conduzione” dell’alloggio.

Nel frattempo le condizioni dell’abitazione peggioravano, mentre il nucleo portava perizie indipendenti che evidenziavano problematiche strutturali incompatibili con la versione sostenuta dalla proprietà. Alla serietà con la quale gli inquilini hanno affrontato la vicenda, la risposta è stata la scelta di interrompere il rapporto e procedere verso lo sfratto.

Quella di Michael non è stata soltanto una vertenza abitativa. È diventata una battaglia per il diritto a vivere in una casa salubre e per il diritto di un inquilino a dire ad alta voce i problemi che i proprietari vogliono scaricarti.

La determinazione della famiglia e del sindacato

Se oggi Michael ha una casa è perché né lui né sua madre hanno accettato di sparire nel silenzio, come troppo spesso accade a chi subisce uno sfratto, alle volte con gli esiti tragici che conosciamo…

Ad un procedimento di sfratto così muscolare, fatto di pressioni costanti dell’avvocato della proprietà affinchè Michael lasciasse l’immobile, ottenere una casa di emergenza abitativa diventa una soluzione concreta non scontata, ma che lascia l’amaro per la giustizia abitativa verso i proprietari, di cui c’è bisogno.

La soluzione abitativa ottenuta nelle scorse settimane non è arrivata per concessione spontanea di qualcuno, ma è stata il risultato di una pressione costante nei confronti delle istituzioni affinché si assumessero la responsabilità di garantire una risposta concreta. Senza questa determinazione, senza la presenza agli sfratti di tanti e tante iscritte, che esprimevano con fermezza “nessuno sfratto senza soluzioni abitative”, senza il lavoro di denuncia e senza il sostegno di tante persone solidali in differenti forme, molto probabilmente oggi staremmo raccontando una storia diversa.

Anche sull’alloggio assegnato è stato necessario continuare a insistere affinché venissero eseguiti gli interventi indispensabili per renderlo minimamente abitabile. Un passaggio meno visibile, ma che ci dimostra ancora una volta come spesso quello che dovrebbe essere il patrimonio immobiliare a disposizione dei Comuni venga visto come un peso dagli stessi e non sia degno di manutenzioni.

Quando la forza pubblica non si è trasformata nello strumento della proprietà

Uno sfratto non è mai un atto neutro: significa decidere su di una famiglia quando perde la propria casa.
La forza del buonsenso, la determinazione e la convinzione della verità dell’ingiustizia abitativa ha permesso di far oscillare la bilancia dei momenti di sfratto verso rinvii e apertura a soluzioni alternative. Vedere interrotta la sfacciataggine dei proprietari non ha prezzo.

Il problema resta: i proprietari continuano a guadagnare

La conclusione positiva della vicenda non cancella però il nodo politico e sociale di carattere generale.

Michael ha ottenuto una casa, ma i tanti proprietari del territorio che per anni percepiscono un affitto da immobili che spesso presentano gravi problematiche restano quasi indenni. È questo il meccanismo che continua a riprodursi in molte situazioni: gli inquilini affrontano i danni economici, sanitari e psicologici derivanti da abitazioni inadeguate, mentre chi detiene la proprietà conserva il proprio patrimonio e continua a trarre profitto dalla rendita immobiliare.

molte persone a difesa dello sfratto di michael

Per questo la storia di Michael non si conclude con la consegna delle chiavi. La casa è stata ottenuta e rappresenta una vittoria importante. Ma la battaglia contro le condizioni abitative indegne e contro i proprietari che costruiscono i propri profitti sui ricatti degli inquilini continua. Sicuramente con più fiducia e consapevolezza, oltre che più uniti.