15. La casa che non respira

casa con tante cose che dimostra sovraffollamento in banco e nero

T. vive con il marito e i tre figli disabili in una casa troppo piccola. Appena ci entri la vedi tutta a colpo d’occhio: è composta da una piccola sala da circa 15 metri quadri, dove un tavolone, un letto e un divano-letto occupano la maggior parte dello spazio, lasciando sì e no qualche paio di metri quadrati liberi, una cucina minuscola, un bagno piccolissimo e una stanza da letto in cui c’è a malapena lo spazio calpestabile che circonda il letto. La prima cosa che una persona si chiede quando entra, prima ancora di scoprire tutti i problemi di salute dei figli, è “come fanno a viverci in cinque”?. E invece da qualche settimana ci vivono in 8.

La mattina è un rituale frenetico noto alla maggior parte delle mamme: sveglie, colazioni, vestiti, poi inizia il cammino a piedi verso tutte le scuole, che le occupa quasi tutta la mattinata e ormai le ha fatto venire un forte dolore ai piedi. La scuola più distante è quella della figlia la più piccola. Vorrebbe farle cambiare scuola, ma per ora non è possibile.
Quando torna a casa non c’è tempo di prendere respiro, troppe cose da fare, cucinare, pulire, prenotare le visite: tutto questo sempre da sola.

Tutti e tre i figli hanno delle disabilità e hanno bisogno di attenzioni continue.
Il figlio maggiore ha problemi nell’apprendimento e nel comportamento. Dorme male, urla, non si ricorda quello che legge, passa molto tempo isolato. A scuola avrebbe bisogno del sostegno continuo, ma le ore di supporto sono sempre meno. Il Secondo figlio invece ha una agitazione esagerata, non riesce mai a stare fermo e vuole sempre la madre vicino: richiede un’attenzione continua. L’unica cosa che lo tiene tranquillo è il telefono, ma alla madre dispiace vederlo sempre attaccato allo schermo.
La terza figlia, quella più piccola, invece non parla e ha problemi di salute e deve avere controlli molto frequenti.

Anche il marito sta male. Ha la glicemia alta e un problema all’occhio che gli permette di lavorare solo a periodi alterni. Ha sempre bisogno di visite, ma nel pubblico non ci sono mai posti mentre nel privato costano troppo. Così il peso quotidiano è sulle spalle sue. Le medicine costano molto, le pratiche sembrano infinite e la lingua rende tutto molto difficile.

Tutto questo stress si è accumulato nel suo corpo. Le camminate quotidiane le provocano dolori alle gambe e ai piedi. Dorme poco, ha continui mal di testa, perde peso e la testa le gira di continuo per la stanchezza. La cosa più difficile è che tutta questa fatica non ha mai un posto dove sciogliersi.
Quando la giornata finisce T. torna in una stanza piccolissima in cui dormono in cinque, senza spazio, senza privacy, con troppo rumore anche solo per poter parlare con il marito.
Lo stress si accumula e resta lì, senza una possibilità di uscire.

Negli ultimi mesi la situazione è addirittura peggiorata. I vecchi inquilini della casa sono tornati. Le avevano lasciato la casa perché convinti che sarebbero riusciti a trovare un’altra sistemazione, ma il mercato immobiliare a Pisa è rotto, non si riesce a trovare casa. Quindi adesso vivono in otto in un monolocale, in cinque a dormire in un letto matrimoniale e in tre in sala.
A peggiorare la situazione c’è il fatto che il proprietario si lamenta continuamente dei bambini, critica il numero dei figli e adesso minaccia di mandarli via.

Tutto questo per lei significa vivere senza un posto sicuro. La casa, che dovrebbe essere il posto in cui la famiglia si riposa e riesce a prendere aria, è diventato invece un luogo di tensione, paura e stanchezza.

Lei però continua ad avere fiducia nel futuro. Con la sua lotta quotidiana lavora per una vita degna per lei, il marito e i figli.
Ora, grazie ad una amica, ha conosciuto il sindacato e ha deciso di non restare più sola a lottare, ma di farlo insieme per essere più forti e costruire insieme una vita migliore per tutte e tutti. Si sta impegnando per imparare l’italiano ai corsi gratuiti, vede la luce nel mettere in discussione il contratto di affitto fasullo che le è stato fatto. Dà battaglia con gli assistenti sociali. Col supporto delle altre non molla più, convinta che questo cambierà.