Un anno fa inauguravamo la sede di MULTI – Sindacato Sociale.
Non un simbolo, ma uno strumento.
MULTI è fatto da persone. Volontarie. Lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, abitanti. Non esperti esterni. Per questo MULTI nasce contro un’idea precisa di sindacato: quello di chi parla al posto tuo. Dei finti specialisti che nascondono dietro formule complesse l’idea che dobbiamo sempre rinunciare a pretendere qualcosa di giusto, di diverso.
Noi partiamo da un’altra cosa: solo chi vive lo sfruttamento e l’oppressione può davvero reagire e organizzarsi. Il sindacato, se esiste, è questo. O è comunitario o non è. Unione tra persone che condividono lo stesso problema. Costruite questa unione con la lotta è l’obiettivo di MULTI, ma non patrimonio esclusivo di alcuna bandiera.
In questo anno abbiamo provato a fare una cosa semplice e difficile: abbattere la distanza tra chi tratta e chi è trattato. Non vogliamo che altri decidano per noi. Per questo la formazione è centrale. Formazione popolare, accessibile, concreta. Per conoscere contratti, diritti, strumenti. Per non dipendere da nessuno. Per organizzarci e conquistare quello che ci spetta. Abbiamo aperto vertenze, sostenuto scioperi, fatto assemblee, difeso persone sotto sfratto, costruito rami del sindacato nei diversi settori della società. In questo anno è nato il grido del popolo, per tirare fuori il bisogno di liberazione che sta “sotto”, e trovare nuove parole per farlo insieme. Abbiamo incontrato altri pezzi di queste società in movimento, per federare il riscatto sociale, per reggere agli urti della violenza di questo sistema feroce in declino. Abbiamo iniziato a fare quello che dicevamo all’inizio:
trasformare la rabbia in organizzazione, dentro una fase di guerra, riarmo, crisi. Una terza guerra mondiale che avanza a pezzi, mentre qui peggiorano le condizioni di vita.
MULTI prova a stare qui. Organizzare a partire dai bisogni materiali. Dare forma a uno spirito di rivalsa che esiste già. Costruire, dal basso, tra gli invisibili, qualcosa che regga nel tempo: un’infrastruttura di solidarietà e lotta. Anche per questo parliamo di disertare questa guerra: significa organizzarsi e non restare soli.
Un anno fa abbiamo iniziato in pochi e poche. Ognuno con il proprio problema, spesso isolato. Oggi iniziamo a esserci, sapendo che la strada è lunga, ma non la stiamo più percorrendo da sole. E questo cambia tutto…
Qui sotto una galleria di immagini da questo anno di lotta:
















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