Apriamo il nuovo volume de “Il Grido del Popolo” con un nuovo grido dal Ramo Casa e Quartieri. Questo grido racconta una situazione di difficoltà economica e abitativa di una madre con una bambina, mostrando com’è difficile oggi conciliare la cura dellə propriə figliə con la ricerca di un lavoro e gli ostacoli burocratici per accedere ai propri diritti. Contemporaneamente, questo grido mostra anche la costruzione di speranza, sostegno e coraggio per sconfiggere la paura grazie alle reti di donne che insieme si aiutano ad andare avanti e difendersi per un futuro migliore per se e lə propriə figliə .
Io all’inizio ero molto impaurita ma ci sono delle donne che mi hanno aiutato, questa cosa non la dimentico, mi hanno indicato una strada, non dimentico questa cosa mi hanno dato coraggio per andare avanti […] adesso non ho più paura.
Io ho avuto un problema col marito. Lui è andato via. È andato via e non mi aiuta con l’affitto della casa. È andato via. Io ho detto mi basta che vivo con la bimba e tu mi aiuti con l’affitto e la bimba perché io non lavoro. Lui ha detto che non mi aiuta. Lui è andato via da casa dove abito e ha detto: “non pago due case perché io abito da un’altra parte”. Io adesso ho il problema dell’affitto. Cerco lavoro ma ancora non l’ho trovato, ma non posso lavorare con la bimba che ha 10 anni, devo stare con lei.
Mi serve un lavoro fino all’ora di pranzo perché poi esce la bimba da scuola. Bisogna che vada avanti. Ho bisogno di fare le cose per la bimba. Non trovo lavoro come vorrei perché lei esce a mezzogiorno e mi serve un lavoro con lo stesso orario di quando lei è a scuola.
Mio marito ha detto che vuole fare la separazione al nostro paese e basta. Lui ora dà cento euro e poi fa un po’ di spesa di merenda per la bimba ma non fa altre cose, cento euro e basta. Ci sono tante cose di cui ha bisogno la mia bimba. Io adesso tutte le cose che faccio le faccio per lei. Ho parlato tante volte con lui per far pagare affitto e spese ma lui ha detto do 100 euro alla bimba e basta, altre cose no.
Adesso sono andata da un avvocato, lui per ora ha preso tutti i documenti, domandato tutto e ha detto che mi chiamerà. Ha detto che andremo in tribunale.
Sono andata ai servizi sociali e loro hanno detto che mi aiutano ma un po’ alla volta, dicono piano piano e anche io dico bisogna andare avanti. Mi hanno detto che mio marito non deve avere la residenza con me perché ho bisogno dell’Assegno di Inclusione ma non posso chiederlo perché lui è ancora residente dove abito e perché lavora. Ho provato a cancellare la residenza ma non riesco a parlare con lui per cambiarla. La separazione è importante per ottenere contributi.
Mi arrangio, faccio qualcosa da qualche signora ma non sempre. C’è bisogno di andare avanti. Ora per me il problema è la casa. Arrangio per le bollette, ma il problema principale è l’affitto. Adesso non so come fare a pagare.
A settembre è stato l’ultimo mese che il proprietario di casa ha preso i soldi poi mio marito è andato via, ha lasciato casa e ha detto: “Adesso paghi te“. Quindi adesso gli assistenti sociali hanno detto che pagavano mezze mensilità. È da ottobre che non pago più l’affitto. Per tre mesi non ho pagato, l’assistente sociale ha detto che paga metà affitto fino a marzo. L’affitto che pago è 400, la casa non è messa bene, ma non c’è altro posto, bisogna stare là, c’è un po’ di muffa. Da quando è andato via il marito lui imbiancava tutte le estati, ma adesso la casa è tutta nera di muffa.
Vorrei trovare un lavoro agli orari della scuola della bimba, faccio pulizie a nero ma non sempre. Sono anche andata al centro dell’impiego ma niente.
Ora vado una volta settimana a pulire da una persona, prendo 20 euro e poi vado da un’altra persona sempre a pulire, ma non sempre magari una settimana vado e l’altra no prendo e lì prendo 30. Vado al lavoro la mattina quando la bimba è a scuola. Non ho la macchina e mi sposto sempre con gli autobus che non sono un granché ma si va.
Adesso vivo con 100 euro che da il marito, 200 euro di assegno per la bimba. Le bollette sono 120/130 ogni due mesi e la luce 60 al mese. Il gas era alto e adesso ho fatto la rateizzazione.
Il proprietario dice: “Perché non torni con lui per pagare l’affitto? Se lui torna ti da una mano per affitto”. Mi chiama sempre per chiedere: “Cosa hai deciso, cosa hai fatto?” e io dico: “Sto aspettando”.
In questa casa al tempo io ho aiutato mio marito, ho fatto anche i documenti a lui per venire qua, prima io lavoravo tanto e pagavo spese e tutto ma quando io mi sono fermata perché è nata la bimba, io sono stata in disoccupazione e poi davo sempre io soldi della disoccupazione per tutte le spese, non ho mai detto nulla a lui quando lavoravo. Poi due anni fa ha iniziato a lavorare di più e pagava lui ma gli anni prima ho sempre pagato io. Lui prima faceva qualche lavoretto e basta. Non ho mai chiesto soldi mi bastava che pagava le cose. Prima quello che portava andava bene e io pagavo il resto.
Quando lui è andato in via per un periodo gli ho detto prima di andare fai un po’ di spesa dai dei soldi, ma lui è andato via e quindi quando è tornato gli ho detto di lasciarmi tranquilla con la mia bimba.
Lui a casa voleva solo che io facevo a casalinga e per questo sono stata troppo male. Sono sempre stata zitta ma poi a un certo punto ho detto basta. Ora con la bimba sto meglio di prima adesso ho tanti problemi di casa, ma meglio di prima, meglio fare da me.
Come mi sono convinta? Io all’inizio ero molto impaurita ma ci sono delle donne che mi hanno aiutato, questa cosa non la dimentico, mi hanno indicato una strada, non dimentico questa cosa mi hanno dato coraggio per andare avanti, per tante cose, di andare dagli assistenti sociali (io all’inizio ero impaurita degli assistenti sociali per mia figlia), sentire un avvocato e lottare per la casa, adesso non ho più paura.


