QUANDO LA MERCE È FERMA, IL LAVORATORE È LIBERO!

Un resoconto dallo sciopero a oltranza dei lavoratori AFS-BRT

Foto dallo sciopero di BRT Madonna dell'Acqua

Da martedì mattina è iniziato lo sciopero a oltranza e il presidio permanente dei lavoratori di AFS-BRT (ex Bartolini) della filiale 117 di Madonna dell’Acqua a San Giuliano Terme (Pisa), in Via Pietrasantina 19, che vede l’adesione della totalità dei magazzinieri e di alcuni driver, con un sostegno che viene da quasi tutti i lavoratori e si estende a molte altre filiali e alla città. La lotta è scattata dalla discriminazione legata ai premi di produzione, di poche centinaia di euro, laddove in altri magazzini BRT arriva anche a 2000 euro: una goccia che fa traboccare il vaso.

I lavoratori, organizzati con il sindacato sociale MULTI, si erano riuniti il 10 novembre in assemblea sindacale in piedi, ai cancelli del magazzino, poiché l’azienda non ha fornito alcuno spazio idoneo. L’assemblea è il centro e la genesi: qui si è parlato dei problemi, eletto i delegati sindacali, deciso le rivendicazioni e gli obiettivi da perseguire per un lavoro giusto e per adeguare le condizioni di lavoro e di salario ai contratti collettivi, alle direttive della stessa BRT (vedi il nostro articolo in cui si parla del Piano Galileo), ma soprattutto alla dignità e al rispetto che ogni lavoratore ha il diritto di pretendere da chi fa profitti sul suo sudore e la sua fatica. 

La piattaforma dello sciopero è semplice e ragionevole: messa in sicurezza del magazzino; adeguamento degli orari dei contratti a part-time involontario (anche 2 ore al giorno, sotto i minimi contrattuali) alle ore realmente lavorate (4,6,8 se non di più…); regolarizzazione degli interinali, assunti oltre il 50 percento del personale e rinnovati di mese in mese per 8-9 volte, in violazione di ogni diritto a non vivere nell’ansia e nel ricatto del rinnovo; adeguamento dei premi di produzione al livello delle altre filiali; adeguamento delle buste paga di quanto viene rapinato dall’azienda sfruttando le differenze di lingua, di formazione, la difficoltà che ogni lavoratore e lavoratrice ha nel conoscere i propri diritti; riconoscimento dei delegati sindacali dei lavoratori

Da alcune settimane il vento è cambiato a Madonna dell’Acqua e a Pisa: i lavoratori BRT hanno iniziato a conoscere questi diritti e a prendere in mano le decisioni sulla propria vita. Dopo aver chiesto due volte, l’11 e il 13 novembre, un incontro dell’azienda AFS Service SrL con i delegati sindacali di MULTI senza ottenere risposta, i lavoratori hanno deciso per la via dello sciopero. Se il prezzo da pagare per consegnare i pacchi in tutta la Regione è lo sfruttamento e l’abuso, allora la merce si ferma. Se dietro i regali di Natale, i gratta e vinci ai tabacchini, i profumi dei negozi del centro, c’è la prepotenza padronale e l’indisponibilità a garantire un lavoro dignitoso, allora questo disagio deve diventare un segnale per tutti e spingere a unirsi e trovare soluzioni. 

Di seguito una cronistoria di questa dura lotta che sta aprendo uno squarcio sullo sfruttamento feroce della filiera della logistica e sulla forza del protagonismo dei lavoratori nel fare un gesto semplice e potente: dire NO, e fermarsi. 

Lunedì 17 novembre

Piove. Nel magazzino l’acqua cola dentro, in una condizione di insalubrità e insicurezza: cavi elettrici scoperti, infiltrazioni dai muri e soffitti, pavimenti bagnati con il rischio di scivolare mentre si movimentano pesi e mezzi. A questo si aggiungono bagni spesso inagibili ed estintori scaduti. La condizione in cui versa il magazzino è grave e va avanti da anni, senza che l’azienda abbia mai risolto i problemi denunciati dai dipendenti. Lunedì mattina i lavoratori si fermano e in massa interrompono le loro attività. Con le mancate risposte di AFS dei giorni precedenti alla richiesta di incontro, parte lo stato di agitazione.

lavori al magazzino brt

Martedì 18  novembre

Dalle prime ore del mattino inizia lo sciopero dei magazzinieri e degli autisti e il presidio permanente di fronte ai cancelli. I magazzinieri aderiscono al cento per cento e nulla viene movimentato nè esce dalla filiale. I pacchi sono per la prima volta fermi, dopo anni di velocità e frenesia per consegnare gli acquisti. I lavoratori si esprimono in conferenza stampa nella mattinata e la città inizia a sentire parlare di quanto accade. Anche la consigliera comunale Giulia Contini passa a portare solidarietà ai lavoratori in sciopero. Dalla mattina iniziano i lavori: una ditta per gli estintori, una per i bagni, un’altra per sistemare il tetto. Poche ore di sciopero e l’azienda prova intervenire e rattoppare i problemi. Ma la reale risposta di AFS è altrettanto celere. Per provare a dividere e mettere paura ai lavoratori, nel pomeriggio vengono consegnate a otto dipendenti lettere di contestazione e una lettera di sospensione cautelativa dal lavoro al delegato sindacale dei magazzinieri Simone Galli. I lavoratori non si mettono paura e lo sciopero prosegue fino al giorno seguente. 

Mercoledì 19 novembre

La mattina inizia con i giornali che riportano la voce dei lavoratori e le bugie dell’azienda, che definisce “diffamatorie” le richieste di diritti che sono già previsti dalla legge e minaccia querele. In tarda mattinata viene convocato un tavolo in prefettura con i delegati di MULTI e rappresentanti di AFS-BRT, accompagnati sorprendentemente anche da altri sindacati. L’incontro dimostra che sono i padroni del magazzino a non voler trattare e riconoscere i diritti dei lavoratori: rifiutano di parlare con i propri dipendenti e il loro sindacato e il confronto con il Vicario del Prefetto si svolge in maniera separata. Lo sciopero e il presidio proseguono mentre crescono partecipazione e solidarietà di altri lavoratori autisti e di altri magazzini. Tra le rivendicazioni adesso c’è anche il ritiro delle sanzioni antisindacali ai lavoratori in sciopero.

Giovedì 20 novembre

Dalla mattina il sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, raggiunge il presidio per portare il proprio sostegno e impegnarsi, come poi farà, nel convocare un tavolo in Comune con delegati sindacali e aziende. Nel frattempo polizia e Prefetto si presentano al presidio e per il primo pomeriggio un nuovo tavolo in Prefettura viene convocato con l’invito ai delegati di MULTI e a AFS-BRT di partecipare. Anche in questo caso le aziende, pur presentandosi, disertano clamorosamente il confronto e nuovamente rifiutano di sedersi e risolvere i problemi che hanno creato per anni a decine di lavoratori. La lotta si preannuncia lunga e dura: nasce una cassa di resistenza per sostenere i lavoratori in sciopero e affrontare le spese legate alla perdita di salario (clicca qui per donare al crowdfunding). Per domenica 23 novembre alle 16.30 viene convocata un’assemblea cittadina al presidio per allargare e diffondere la lotta. Già nella notte le donazioni sono decine. Nel corso della giornata, il deputato Marco Grimaldi presenta un’interrogazione parlamentare sulla questione e in sostegno ai lavoratori della filiale. 

Venerdì 21 novembre

L’aria cambia ancora una volta e sempre più si percepisce l’ansia e la paura dell’azienda di fronte alla resistenza e al coraggio dei lavoratori determinati ad andare avanti per vincere. Dalla sera prima giungono voci che altri corrieri avrebbero provato a entrare per svuotare il magazzini pieno di pancali carichi di pacchi. La mattinata è tesa, con un ampio dispiegamento di polizia nei pressi del presidio e una camionetta poco distante. Intorno alle 13.00 la provocazione: alcuni capi e capetti con atteggiamento mafioso si presentano all’ingresso provando a entrare e accusando i lavoratori di stare bloccando. Dietro di loro alcuni corrieri coi furgoni, a cui i capi hanno raccontato bugie: che era tutto apposto, lo sciopero era finito, si poteva tornare a lavoro. Invece non è nulla apposto, lo sciopero va avanti. Non è un blocco, perchè l’adesione è al cento per cento e bloccare semplicemente non serve. I lavoratori in sciopero non si possono sostituire, è contro il loro diritto e la legge, nè i corrieri possono fare le mansioni dei magazzinieri. Nel frattempo la polizia interviene con digos e celerini che mettono le mani addosso a lavoratori e sindacalisti, pacificamente ma fermamente disposti in piedi davanti ai cancelli. Per due volte i tutori della legge provano a strattonare, spingere, minacciare, per consentire quello che per la legge è un crimine: la sostituzione della manodopera durante uno sciopero. Il picchetto non si smuove di un virgola e tra cori e interventi, si sente gridare “Noi siamo con loro”. Gli autisti coinvolti a loro insaputa in questa provocazione hanno chiaro chi è nel giusto e chi no, buttano borse a terra e corrono per unirsi al picchetto e allo sciopero. La polizia e i capi si allontanano, il tentativo fallisce, ancora una volta i lavoratori hanno difeso la propria lotta di dignità.

Oggi è sabato, lo sciopero continua ed è atteso un nuovo tavolo tra sindacato MULTI e azienda, convocato stavolta dal sindaco di San Giuliano Terme in Comune. Da cinque giorni il magazzino è fermo e al suo interno giacciono migliaia e migliaia di pacchi che nessuno consegnerà finchè le rivendicazioni dei lavoratori non saranno accolte. La solidarietà è tanta: alla filiale 117 i clienti possono solitamente anche ritirare i pacchi e sono molte le persone che, trovando lo sciopero e impedite a ritirare poiché la merce non è lavorata, solidarizzano, portano da bere e mangiare, condividono lo sciopero. Dell’industria logistica BRT, sono i lavoratori gli unici che conoscono i clienti; dietro la consegna e la merce esiste un’umanità che si esprime nel sostegno alla lotta.

Al presidio stanno nascendo e maturando una forza e una verità: che il potere è in mano ai lavoratori e che alcune migliaia di pacchi fermi stanno creando un cortocircuito che manda in tilt istituzioni, aziende, giornali. Non è solo il risparmio che muove questi padroni a rifiutare di trovare una soluzione: è la paura di perdere il potere assoluto di dettare le regole, e che queste cambino, il potere di comandare e avere il controllo sulle vite delle persone. Sono loro che hanno bisogno di noi, non noi di loro.

Al presidio si lotta, si canta, si balla, si fa il fuoco, si fanno video e striscioni in varie lingue e in varie lingue si conversa e si fa amicizia. Si scoprono colleghi di università, parenti di amici, conoscenze mai esplorate, personalità e caratteri di lavoratori e solidali conosciuti da venti giorni o da venti anni. Si condividono saperi e problemi, paure e desideri, insieme. La libertà è il sentimento che insieme alla rabbia e al coraggio attraversa le nostre vite durante questo sciopero. La libertà è faticosa, come i salmoni che risalgono la corrente dei fiumi per deporre le uova: la corrente tira contro, ma quando le uova si schiudono, la via per tornare al mare a nuotare liberi è in discesa. Se la posta in gioco è una vita migliore e più libera, questa è una fatica che ci assumiamo. Se per essere più liberi e vivere meglio le merci devono stare ferme, allora che siano ferme fino allo sciopero generale, fino al Natale e fino alla vittoria!