Il Ministero attacca chi a scuola non sta in silenzio contro la guerra

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Immagine di "the Wall" che rappresenta molte persone in fila omologate, in ordine

Lultima goccia

Venerdì 31 ottobre il Ministero dell’istruzione e del merito ha cancellato dalla piattaforma S.o.f.i.a (Sistema Operativo per la Formazione e le Iniziative di Aggiornamento del personale della scuola) il corso di formazione “La scuola non si arruola” organizzato dal Cestes (Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali) e dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università e dunque ha annullato la formazione.

Ha così imposto allə docenti, che avevano chiesto un permesso giornaliero per la formazione, di revocarlo, in quanto il corso non era più autorizzato dal Ministero e quindi l’assenza dal servizio avrebbe potuto avere sanzioni disciplinari.

Un atto di censura improvviso e subdolo a cui è stata addotta la sola motivazione che l’iniziativa

La scuola non si arruola” non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e nellAllegato 1 della Direttiva 170/2016.

Il Ministero dunque ha affermato che parlare di temi come la guerra, il rifiuto della militarizzazione nella educazione e il rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti non è coerente con il mandato pedagogico dellə insegnanti e non rientra nella loro formazione.

È una censura grave, tanto più che è avvenuta a soli quattro giorni dal convegno, e dopo che si erano iscritte oltre mille persone e molte altre avrebbero potuto seguire la diretta sul canale Youtube dell’Osservatorio.

Visto che Cestes-Proteo, ente che erogava il corso, è riconosciuto dal Ministero come ente formatore, c’è da chiedersi perché improvvisamente c’è stata questa autoritaria presa di posizione. Probabilmente si inserisce in un più ampio e capillare schema di attacco alla libertà di insegnamento che mira a soffocare quelle iniziative in cui si dà voce al dissenso, alla denuncia e al pensiero critico.

Non è un caso che questa censura avvenga il giorno in cui è prevista la celebrazione della cosiddetta “giornata delle forze armate” istituita nel 2024: una scuola che “non si arruola” è una nota stonata nel contesto celebrativo nazionalista e militarista.

La reazione di molti docenti è stata quella della indignazione, della rabbia e in molti c’è il desiderio di fare qualcosa in modo corale per denunciare questo atto violento e autoritario.

Cosa possiamo fare?

I legali di Cestes stanno studiando come fare ricorso e invalidare l’atto del Ministero, nell’attesa a noi la possibilità di non restare in silenzio e di denunciare questa deriva autoritaria anche con lə nostrə alunnə, affrontando con loro quale sia il significato profondo di pace.

Di seguito condividiamo dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università delle informazioni di azione e autodifesa nel caso di iniziative con le forze armate.

Cosa possiamo fare se il 4 novembre – qualsiasi altro giorno dell’anno – siamo individuatə come accompagnatorə a iniziative per la giornata delle forze armate o attività affini?

Presentare una dichiarazione di indisponibilità o una rimostranza; si tratta di un documento in cui si ribadisce la propria obiezione di coscienza relativamente alla presenza dei militari in ambiente scolastico.

Presentare un atto di rimostranza è un atto perfettamente legale e previsto dalla normativa in base al quale un dirigente della pubblica amministrazione non può impartire ordini con vizi legislativi. Se vi viene chiesto di accompagnare una classe a una qualche forma di parata militare senza che questa attività sia stata deliberata dal Collegio Docenti e/o dal Consiglio di Classe, potete opporvi.

Di fronte a una circolare che vi individua come accompagnatori/trici dovete richiedere (per scritto) un ordine di servizio. Quando arriva l’ordine di servizio potete utilizzare il modello di atto di rimostranza scaricabile dal sito dell’Osservatorio (meglio protocollare il tutto nella segreteria della scuola).

Di fronte a una rimostranza, il preside ha due strade:

a) Non risponde; a questo punto la rimostranza si intende accolta e non sussiste più l’obbligo previsto dalla circolare o dall’ordine di servizio su cui la rimostranza stessa è stata prodotta;

b) Il preside reitera l’ordine di servizio; a questo punto il lavoratore ha due scelte: o ottempera oppure decide di resistere con la consapevolezza che può incorrere in provvedimenti disciplinari (sui quali l’Osservatorio dà la massima disponibilità a dare l’eventuale copertura legale).

Un passo importante è stato fatto domenica 2 novembre, a sole 48 ore di distanza dalla cancellazione del convegno: l’Osservatorio ha indetto un‘assemblea online aperta a tuttə per un confronto immediato e per valutare possibilità di risposta e alla repressione attuata dal Ministero: all’Assemblea hanno partecipato circa 300 persone ed è stato comunicato il Convegno si terrà comunque il 4 novembre sul canale youtube dell’Osservatorio. I docenti non potranno avere l’attestato di partecipazione, ma è importante che si partecipi in tanti.

Non dimentichiamo che sul sito dell’Osservatorio nella sezione Scuola materiali da poter utilizzare in classe e da dare a studentesse, studenti e genitori per intraprendere azioni di dissenso contro la militarizzazione.

MULTI – Ramo formazione

Come ramo formazione di MULTI-Sindacato Sociale ci uniamo alle lotte in corso nel mondo della formazione mettendo in dialogo le istanze studentesche con quelle di insegnanti e del resto del personale e lə genitori.

Sottostare all’imposizione di giornate in cui si propagandano il riarmo e le forze armate come soluzione alle guerre, alla violenza maschile sulle donne e di genere, al bullismo e ai problemi sociali diventa sempre più inaccettabile vista la loro pervasività.

Questo in un quadro generale in cui il MIM sta imponendo delle Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo di scuola dell’infanzia, prima e secondaria di primo grado improntate agli stessi principi nazionalisti, occidentalocentrici e di totale assenza di educazione all’affettività e alla sessualità consapevole. Un’assenza sempre più drammatica visti i femminicidi quasi quotidiani nel nostro Paese. Già dall’anno scorso moltissimə docenti si sono mobilitatə per fermare queste Indicazioni.

Sempre il MIM e il suo ministro Valditara stanno cercando di restringere le possibilità di parlare in classe di temi come l’affettività e la sessualità sia in maniera diretta che indiretta imponendo il previo “consenso informato dei genitori” andando ad attaccare la libertà di insegnamento prevista dalla Costituzione.

Un Ministero sempre più autoritario e incapace di sostenere le posizioni dellə studenti come abbiamo visto quest’estate di fronte al rifiuto di sostenere la prova orale della maturità per denunciare una scuola sempre più nozionistica e competitiva. Il ministro ha decretato che dall’anno prossimo chi oserà prendere posizione in sede di esame di maturità verrà bocciatə.

In ultimo è in corso la stesura del del Gasparri vorrebbe equiparare l’antisemitismo all’antisionismo e alle critiche rivolte allo stato israeliano, alle richieste di boicottaggio culturale ed economico richieste dallə studenti contro il genocidio in corso in Palestina. Contro la normalizzazione del genocidio è stata altissima la partecipazione della scuola (studenti, docenti, personale ATA) agli scioperi dei scorsi mesi riuscita grazie alle numerose reti territoriali ed extraterritoriali che si sono costruire nell’ultimo anno.

Di fronte ad atti di censura e imposizione violenta e arrogante di valori discriminatori e guerrafondai di questa portata ogni insegnante può fare la differenza assumendosi la responsabilità pedagogica di cui ci vogliono privare e allargando i contesti in cui ri-costruire la possibilità di un’azione collettiva all’altezza della realtà che stiamo vivendo.

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